Recentemente abbiamo avuto il dispiacere di osservare un brutto spettacolo: il ponticello di Porta San Giovanni adibito a posteggio per mezzi da cantiere come asfaltatrici e ruspe. Perché l’amministrazione comunale patavina, che afferma di voler salvaguardare il nostro patrimonio storico-culturale, tratta invece i monumenti in maniera così indegna?
Riteniamo che da parte della Giunta ci sia una particolare inclinazione a sfregiare i simboli di questa città. Tra i vari esempi ricordiamo:
- le enormi volumetrie realizzate in prossimità delle mura cinquecentesche, come gli ipermercati Rossetto ed Eurospin di via Fra’ Paolo Sarpi e lo studentato (in corso di realizzazione) nell’area antistante il Baluardo Moro II;
- la torre di pediatria;
- la “svendita” dell’ex Foro Boario di Prato della Valle a investitori privati;
- l’imminente stravolgimento dell’area dell’ex Caserma Prandina per far posto a un enorme parcheggio da 300 posti auto in pieno centro, che ha comportato l’abbattimento di un intero bosco cresciuto spontaneamente;
- la demolizione di alcune palazzine liberty, nonostante la loro rilevanza storica;
- le recenti lottizzazioni diffuse a macchia d’olio su tutto il territorio comunale, che, con nuove edificazioni a destinazione residenziale, aumenteranno ulteriormente il consumo di suolo, già al valore record del 50%.
Parallelamente stiamo assistendo a un generale e continuo processo di “deforestazione urbana” lungo le principali arterie stradali, prima fra tutte via Vicenza e via Chiesanuova, dove i grandi alberi vengono rimossi per garantire più spazio al traffico veicolare privato, senza però incentivare realmente l’uso del trasporto pubblico (bus e, in futuro, tram). Noi invece riteniamo che il nostro patrimonio naturalistico sia parte integrante del paesaggio cittadino e crediamo fermamente nell’importanza del contributo che il verde dà alla riduzione delle polveri sottili e all’abbassamento delle temperature locali, in particolare durante le roventi giornate estive, sempre più frequenti (nel 2024 si sono registrate oltre 60 notti tropicali consecutive!). La mobilità lenta e sostenibile, oltre a non essere agevolata a causa della pericolosità e della scarsa qualità di molti percorsi ciclabili, è spesso ostacolata dalle soste abusive degli autoveicoli, mai sanzionate dal personale competente. Non di rado si vede la polizia locale – guidata dall’assessore Bonavina – utilizzare il carro attrezzi per rimuovere biciclette “abbandonate” in centro, a causa dell’insufficienza di stalli dedicati: un vero affronto a chi sceglie mezzi di trasporto sostenibili. Come associazione civica ci domandiamo inoltre come sia possibile che, al giorno d’oggi, gli assessori competenti, Micalizzi e Ragona, non abbiano ancora predisposto un efficiente piano per il traffico. Sarebbe utile, ad esempio, l’adozione di incroci a regolazione semaforica intelligente, per risolvere le criticità di alcuni snodi nevralgici che congestionano quotidianamente le principali arterie cittadine, ostacolando anche i mezzi di servizio e di emergenza. Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti urbani, facciamo notare che Padova resta terzultima tra i capoluoghi di provincia veneti, con un tasso di riciclo fermo al 65% contro il 90% di Treviso. La Giunta non sembra voler intraprendere azioni efficaci per migliorare significativamente la raccolta differenziata, mentre è in fase avanzata la realizzazione della tanto discussa quarta linea dell’inceneritore: un’ulteriore fonte di inquinamento che inciderà negativamente sulla qualità dell’aria e sulla salute pubblica. Infine, ci teniamo a ricordare che da quasi due anni il progetto del maxi centro logistico Alì, previsto a Granze di Camin (pari a una superficie equivalente a tre volte il Prato della Valle), preoccupa la cittadinanza tutta. Chiediamo a gran voce alla Giunta Giordani di mettere l’interesse pubblico davanti a quello di un gruppo imprenditoriale che non è estraneo alle attività del sindaco stesso, peraltro con un progetto in palese contrasto con gli obiettivi climatici che Padova dovrebbe raggiungere entro il 2030.
Cesare Previatello


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