Il valore delle Olimpiadi

Il valore delle Olimpiadi

Chi potrebbe mai essere contrario a una sana manifestazione sportiva, culturale ed estetica data da uno dei più grandi patrimoni mondiali dell’umanità quali le Dolomiti?

Spesso viene sostenuto quanto questi importantissimi valori territoriali possano avere un impatto inestimabile sull’economia del Paese, regalando così grande orgoglio alla vista del passaggio della fiaccola olimpica arrivata in Prato della Valle.
Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina vengono raccontate come un investimento necessario sul futuro: sport, cultura e territorio, una narrazione che si regge su parole forti, capaci di attivare consenso immediato. Un investimento capace di generare un grande magnete accalappia-turisti, laddove un evento di rilevanza mondiale di tale portata detiene un valore aggiunto esponenziale nel grande mercato dell’intrattenimento e del turismo locale.
Incuriosisce poi come, per tutelare questi valori aggiunti, le istituzioni territoriali e le autorità di pubblica sicurezza di cui non è lecito far nome, tendano ad esercitare un potere extra-costituzionale per sedare le manifestazioni contro le disparità socio-economiche, conseguenti agli stessi investimenti che avrebbero dovuto portare ricchezza.

Una ricchezza che i cittadini e le cittadine contribuenti forse non vedranno mai.

Nulla toglie poi agli appaltatori la libertà di mercato di esibire un’etichetta promozionale come quella dell’intrattenimento esclusivo o del paradiso infrastrutturale come giustificazione dei rincari per l’accesso ai loro servizi. Un deja-vu che riporta al fenomeno inflazionistico immobiliare, riguardante la gentrificazione del quartiere Arcella, laddove la rigenerazione urbana sfrutta il valore socio-culturale locale, diventando mero indice di stima di un bene.

Un esercizio che ognuno di noi, cittadine e cittadini responsabili, dovrebbe praticare è il riconoscimento del disagio dovuto a un privilegio socioeconomico.

L’accesso esclusivo agli sport invernali, che sia per attività o per intrattenimento, pone le basi per una dinamica sociale dove prepotenza e pregiudizio culturale ricadono su chi non approva gli investimenti relativi a un evento di calibro globale. Le conseguenze finanziarie di questi stessi investimenti spesso hanno un peso maggiore quando non si identifica, né si accetta, un disagio economico.

La responsabilità che ognuna e ognuno di noi può assumersi è quella di promuovere una maggiore accessibilità, anche a chi non nasce in contesti geografici, economici e culturali che ne permettano la naturale disponibilità.

Le Olimpiadi rischiano quindi di diventare una semplice fonte di guadagno, proponendo un ricircolo esclusivo tra chi propone un servizio di lusso e chi se lo può liberalmente permettere. La rilevanza del patrimonio culturale, offerta da un paesaggio che riusciamo a vedere anche dai balconi di casa nostra, insieme allo spettacolo artistico – un po’ meno visibile – delle varie discipline invernali, non dovrebbe essere misurata in profitti o guadagni: la ricchezza culturale nasce da ciò che una comunità riesce a far vivere, condividere e sentire come proprio al maggior numero di persone.

Quando l’identità locale, la coesione sociale e la cura della memoria collettiva cooperano alla costruzione di un’economia inclusiva e accessibile, persino il ghiaccio – che congela le voci di chi vuole essere riconosciuto – si scioglie. 

Di Paul Doncila


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