IMU, IRPEF, tariffe dei trasporti pubblici, biglietti dei musei, rette degli asili nido e delle mense scolastiche, TARI (ben due aumenti): questi sono solo alcuni dei rincari decisi dall’amministrazione patavina dal 2022 a oggi.
L’ultima stangata riguarda proprio la tassa sui rifiuti, aumentata di un ulteriore 10% in due anni, colpendo famiglie e imprese.

È vero, l’inflazione e i tagli del Governo Meloni hanno reso più onerosa la gestione dei servizi pubblici.

Non dovrebbe essere compito di un buon amministratore locale quello di sostenere l* cittadin*, aiutandol* ad affrontare le conseguenze della crisi economica, anziché aggravarle?

A quanto pare, l’amministrazione dei rincari non la pensa così. I partiti di maggioranza amano definirsi “attenti al sociale”, ma le loro scelte raccontano un’altra storia. In cosa consisterebbe il “progressismo” di un Comune che sta diventando proibitivo per i suoi stessi abitanti?

Dulcis in fundo, tra tutti gli aumenti c’è n’è uno che spicca su tutti: quello degli stipendi del Sindaco e della giunta comunale, cresciuti dell’80%.
Il Sindaco Giordani, imprenditore della grande distribuzione, oggi percepisce uno stipendio di ben 11.000 euro mensili. Ma era davvero necessario? In un momento così difficile, è questa la priorità?

Non si tratta di scelte obbligate. A dimostrarlo è il caso del Comune di Milano, che ha ridotto la TARI del 10% per le famiglie e del 3% per le imprese, offrendo incentivi specifici ai negozi di vicinato e alle librerie indipendenti. A Padova invece aumentano tasse, stipendi dei politici e le catene low-cost in centro storico, a scapito del piccolo commercio. Anno dopo anno, il costo della vita cresce e con esso il rischio di mettere in ginocchio una classe media già provata, insieme al tessuto produttivo locale.


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